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COP 17, gli esiti della conferenza di Durban sul clima

  15/12/2011

Lo scorso 11 dicembre si è conclusa la 17° Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici iniziata lo scorso 28 novembre. Il risultato ottenuto, pur essendo una mediazione tra conservazione transitoria dello schema di regole esistenti e rilancio di un percorso verso un nuovo ordine di natura ancora incerta per il post-2020, segna un avanzamento del processo negoziale internazionale sul clima. Il compromesso è stato raggiunto su un pacchetto basato principalmente su due elementi: decisione su ulteriori impegni nell’ambito del Protocollo di Kyoto, che garantisce la continuità del sistema di regole del Protocollo e dei relativi impegni di mitigazione e la Durban Platform for Enhanced Action che impegna la comunità internazionale a definire entro il 2015 un nuovo sistema di regole per la  lotta ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda gli impegni ulteriori nell’ambito del Protocollo di Kyoto è stato previsto un secondo periodo di obblighi di riduzione delle emissioni legalmente vincolanti a livello internazionale a decorrere dal 2013, senza soluzione di continuità con l’attuale periodo di obbligo 2008-2012. La data di termine, più controversa, sarà definita l’anno prossimo tra due possibili opzioni, 31 dicembre 2017, voluta dai paesi in via di sviluppo, o 31 dicembre 2020, preferita dall’Unione Europea per favorire il superamento definitivo del Protocollo e la transizione verso un nuovo regime omogeneo per tutti i Paesi. Questa decisione è il frutto di una richiesta unanime dei paesi in via di sviluppo, posta come condizione imprescindibile per accettare il secondo pilastro del pacchetto, ovvero la Durban Platform for Enhanced Action. Si tratta di una Decisione che impegna la comunità internazionale a definire entro il 2015 un nuovo sistema di regole per la  lotta ai cambiamenti climatici che entri in vigore dal 2020 e includa responsabilità di mitigazione, seppure differenziate,  per tutti i maggiori emettitori, inclusi Stati Uniti, Cina, India e Brasile. La forma legale che il nuovo sistema dovrà assumere costituisce l’elemento più debole della Decisione e sarà il principale oggetto di negoziato dei prossimi tre anni. Molto importante per il via libera alla Durban Platform anche la Decisione per lo start-up del Green Climate Fund, già lanciato dalla Conferenza di Copenaghen. La Decisione rende operativo il fondo accogliendo molte delle istanze dei paesi in via di sviluppo. Nel complesso, l’esito della COP17 può essere letto come un passo avanti politico nella direzione auspicata dall’Unione Europea che, forte dell’alleanza con i paesi più vulnerabili al cambiamento climatico e del sostegno dalla maggioranza dei paesi parte della Convenzione, ha saputo fare leva sulle contraddizioni di USA e Cina e sulle divisioni del fronte dei paesi BASIC (Cina, India, Brasile e Sudafrica), anche sfruttando i canali mediatici. Ciò nonostante, l’accordo non scioglie ancora appieno i nodi politici fondamentali che impediscono la nascita di un sistema globale di regole che concretamente ristabilisca l’equilibrio competitivo tra i paesi, riallineandone l'approccio alle politiche climatiche, e che crei le condizioni diffuse per lo sviluppo di nuove tecnologie e l'evoluzione del sistema economico ed energetico mondiale verso un modello a basso contenuto di carbonio.



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